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Un giorno durante una seduta di coaching a Roma, una persona prima di decidere se fare un incontro o no di coaching mi chiese: “Ma, Marco Valerio, qual’ è l’utilità del coaching!”

Io risposi con un esempio..Eccolo: Immagina di voler ottenere un risultato, sei estremamente determinato/a, lo vuoi con tutta te stessa/o.Senza l’aiuto di nessun coach, definisci il tuo obiettivo, lo rendi specifico, fai anche un piano d’azione e inizi a lavorare per andare nella direzione di ciò che desideri così fortemente.

Poi per qualche motivo succede un intoppo, qualche imprevisto, un’urgenza, il tuo focus necessariamente cambia, magari scopri di non avere gli strumenti  per affrontare la nuova situazione imprevista.(il coaching individuale o un  corso di pnl ti da le risorse che ti servono)

Il livello di motivazione cala, l’entusiasmo per il tuo obiettivo rimane, ma ora devi metterlo momentaneamente in secondo piano.

Passa un po’ di tempo, qualche settimana, un paio di mesi, la situazione si risolve, sei pronta/o a riprendere il tuo obiettivo, ma nel frattempo qualcosa è cambiato, la situazione ti sembra meno favorevole, magari decidi di aspettare un momento migliore, poi sai quella situazione ti ha un po’ segnato, non vorresti doverne soffrire ancora…e l’obiettivo iniziale si allontana sempre di più.

A questo si aggiunge l’abitudine a giudicarsi, a dire ecco lo vedi allora non sono all’altezza, non raggiungerò mai quel livello tale per cui sarò felice, avrò successo ecc.

Chiunque si può trovare in una situazione simile.

Il coaching grazie alla presenza di un Allenatore che è lì per aiutarti a mantenere la focalizzazione su ciò che desideri, un coach che possiede gli strumenti più moderni per seguirti ed aiutarti a vedere da altre angolazioni le difficoltà e addirittura può accompagnarti nel percorso che ti permette di affrontarle e superarle, ti da la possibilità di diventare sempre più padrona della tua vita, di prenderne il controllo ogni giorno di più.

A volte il Coach nelle sedute di coaching ti incoraggia, altre ti fa guardare allo specchio, qualche volta ti fa scoprire le carte con te stesso, in ogni occasione, quando ne hai bisogno è lì al tuo fianco, una presenza discreta che ti accompagna alla realizzazione di quelli che sono i tuoi sogni, ad una maggiore conoscenza di te, ad un livello di libertà personale superiore, soprattutto a esprimere te stesso e le tue capacità come a scuola, in famiglia e al lavoro nessuno si è mai preso la briga di allenarci a farlo.

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2 Responses »

  1. Vorrei sapere una cosa: io , nella mia non breve vita ho fatto un particolre lavoro che in pratica dopo 4-5 anni mi divrebbe collocare nel ‘coaching’. Dato che, come potrai comprendere, all’epoca non c’erano diplomi – nè si chiamava coaching – come potrei fare per essere riconosciuto? oppure come dovrei fare per un eventuale esame, sempre che ce ne sia uno? grazie.

  2. Grazie per la domanda Blogmasterpg, non posso darti una risposta nel tuo specifico caso, avrei bisogno di avere qualche informazione in più.
    La risposta che ti do in questa sede quindi è basata su un caso generico e non necessariamente attinente alla tua situazione personale.
    Incontro spesso persone che mi parlano di percorsi che dovrebbero collocarli nell’ambito del “coaching”, spesso provengono dall’ambito della formazione, della crescita personale, della terapia o della consulenza aziendale. In linea di principio non c’è nulla da eccepire sul fatto che una persona possa aver seguito un’innumerevole varietà di percorsi per raggiungere una meta “comune”. In realtà bisogna partire dalla definizione di Coach: un mezzo di trasporto. Cioé una persona che possiede un atteggiamento orientato al supporto dell’altro o del gruppo e che lo esplicita in forma non direttiva, cioé fa domande, definite “potenti”, che portano l’individuo o il gruppo a raggiungere quella presa di coscienza che permette di raggiungere con aggiore rapidità la meta individuata all’inizio del percorso/sessione di coaching.
    Il Coaching è un approccio che nasce all’inizio degli anni ‘80 e prende i fondamenti teorici dalla Psicosintesi di Roberto Assagioli. Da quel punto in avanti, come la maggior parte delle discipline non regolamentate si diffonde con varie declinazioni, alcune più legate al business, altre all’ambito life, altre ancora allo sport, relazioni, pnl e metodologie affini. In Italia il primo libro pubblicato, di cui sono a conoscenza e che all’epoca lessi avidamente e applicai con assiduità, è un testo di Robert W. Lucas per Mc Grow Hill “Coaching : le qualità del “manager allenatore” ed è del 1998. Ma il boom/moda è esploso negli ultimi 4-5 anni. Pensa che già alla fine del 2001 contribuivo a creare a Milano la European Coaching School, esperienza terminata dopo pochi mesi essendo ancora troppo avanti rispetto alla maturità del mercato e non adeguatamente supportata dal pool di professionisti che erano ancora troppo legati al mondo della “motivazione” – la moda degli anni ‘90.
    Cosa fare per certificarsi come Coach…? Ti do la risposta vera e poi quella sensata. La risposta vera è: scrivi sul biglietto da visita e sulla porta “Coach” e ti sei certificato, ahimé. Cioé, non esiste nessuna regolamentazione, in nessuno stato al mondo che impedisca di farlo, è solo una questione etica, e, purtroppo, tantissime persone che sono sul mercato fanno così.
    Ecco la risposta sensata, dettata anche dal ftto che sono il direttore di una Scuola di Coaching, e che sono autorizzato a rilasciare le certificazioni come NLP Coach da parte dell’NLP Society: segui un percorso che ti insegni i fondamenti teorici e pratici del coaching, che ti trasmetta i fondamenti etici e le competenze che ti permettono di aiutare le persone a raggiungee i loro risultati in maniera indipendente, senza che tu in alcun modo ti sostituisca a loro in questo compito. Impara a distijuere tra le varie figure professionali (Coach, Terapeuta, Psicologo, Mentore, Counselor ecc.) in maniera da poter indirizzare le persone verso la figura professionale più adeguata alle sue esigenze (puoi battere un chiodo anche con una chiave inglese, ma con un martello è meglio!) ;-) . Detto questo ti consiglio di informarti anche sulle varie scuole, hanno approcci diversi, anche dal punto di vista teorico (chi fa PNL, chi ne parla malissimo, chi ti certifica con un corso di appena 60 h, chi, come all’Accademia Dei Coach, di cui sono il direttore, in quasi due anni e oltre 400h). Segui un percorso personale con vari Coach per capire qual’è l’approccio che risuona meglio con te e poi scegli.
    Un’ultima nota, esiste la “FIC”, non è quel che pensi, non ho dimenticato l’ultima lettera, è la Federazione Italiana Coach, rappresentante per l’Italia di una delle più diffuse associazioni di Coach nel mondo, l’ICF. Dalla sua nascita, per alcun anni ne sono stato un fortissimo sostenitore, poi, deluso come molti, ho scelto di prendere le distanze in maniera netta. Il mio suggerimento è di dare un’occhiata, ma molto approfondita e non limitarsi alla prima impressione, potrebbe essere quello che cerchi, ma anche no.

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